Marco Travaglio al Sociale

CZ_jRHeWkAMRu9MIeri sera il Teatro Sociale di Como era pieno per Marco Travaglio. Il giornalista de Il Fatto Quotidiano ha parlato a ruota libera per quasi tre ore, ripercorrendo gli episodi di servilismo di taluni giornalisti nei confronti degli uomini di potere, dall’epoca di Mussolini a quella renziana. Il totem di questo atteggiamento viene assegnato a Giuliano Ferrara – “ex-comunista, ex-socialista, ex-tutto” – e alla redazione de Il Foglio, giudicata una palestra dove “si allenano le lingue coi bilancieri”. La domanda retorica al pubblico se “Giuliano Ferrara sarà contro?” è il legante tragicomico dell’intera serata. Non sono da meno però le critiche a Eugenio Scalfari di Repubblica e a Giovanni Minoli e Bruno Vespa della Rai. Lo spettacolo si è concluso, tra le risate e gli applausi generali, con la classifica in stile Gazebo dei cinque migliori “lecchini”.

La problematica del giornalismo – passato dal voler essere il quarto potere, il cane da guardia del popolo,  alla realtà della cortigianeria – è in effetti centrale nel nostro Paese. Aldilà delle battute sagaci occorrerà ragionare seriamente su una situazione potenzialmente catastrofica per la democrazia. Un popolo disinformato è un popolo che non può mobilitarsi per rivendicare ciò che gli viene proditoriamente tolto dai potenti. L’Italia ha assoluta necessità di un’informazione libera e indipendente, di intellettuali impegnati che sappiano scendere in campo per denunciare le ingiustizie anziché adagiarsi nelle comodità del servilismo, stipendiati per trovare fiumi di parole per coprire le idiozie commesse dai governanti.

 

Annunci

1945-2016 #giornatadellamemoria

1945-2016, sono passati 71 anni da quando l’Armata Rossa sovietica apriva i cancelli di Auschwitz mostrando al mondo l’orrore della barbarie nazista. Oltre agli ebrei, nei campi di sterminio nazisti erano detenuti rom, omosessuali, Testimoni di Geova, oppositori politici (soprattutto comunisti e socialdemocratici).

12647213_10208705088014292_3487341951189733541_n

Anche oggi le tendenze razziste e fasciste sono ben radicate nella società e politici senza scrupoli provano a fare della guerra tra poveri e dell’intolleranza la loro bandiera.

Per questo ricordiamo oggi le vittime e domani faremo sentire la nostra voce contro l’indegna presenza della leader fascista francese a Milano, città medaglia d’oro della Resistenza. Perché il miglior alleato del nazifascismo è l’indifferenza, come ebbe bene a dire Bertolt Brecht

Prima di tutto vennero a prendere gli zingari. E fui contento perché rubacchiavano. Poi vennero a prendere gli ebrei. E stetti zitto, perché mi stavano antipatici. Poi vennero a prendere gli omosessuali, e fui sollevato, perché mi erano fastidiosi. Poi vennero a prendere i comunisti, ed io non dissi niente, perché non ero comunista. Un giorno vennero a prendere me, e non c’era rimasto nessuno a protestare.

Lo spreco di Garanzia Giovani

Contributo del Portavoce Provinciale dei Giovani Comunisti di Como al seminario regionale del PRC SE

Garanzia Giovani è il pgaranziagiovanirogramma finalizzato a incentivare l’occupazione giovanile a cui possono aderire giovani fino ai 30 anni. Secondo il report pubblicato il 7 gennaio 2016, in Lombardia le adesioni sono state 86.704.

Secondo la normativa nazionale, il programma consente alle aziende di usufruire di vari vantaggi, tra cui una riduzione del salario pagato dall’azienda stessa (l’altra frazione è pagata dal programma). In Lombardia spetta all’azienda erogare il compenso allo stagista, fissato a un minimo 400 euro lorde mensili (o 300 se vengono forniti i buoni pasto). Completata l’esperienza formativa, l’ente ospitante può richiedere il rimborso all’Inps. Le risorse messe in campo dalla Regione sono state nel 2015 178 milioni di euro che si sono tramutati in pochissimi “reali” inserimenti nel mondo del lavoro. Secondo i dati diffusi dalla Regione, meno del 2% ha ottenuto un contratto a tempo indeterminato, nonostante il Jobs Act renda tale forma contrattuale molto più appetibile non dando alcuna garanzia al lavoratore.

In effetti, il programma non opera una discriminante in base alla decisione dell’azienda di rinnovare il rapporto di lavoro o di interromperlo. Questo consente alle aziende utilizzatrici di poter assumere un numero illimitato di stagisti in modo ciclico, interrompendo il rapporto di lavoro quando questo diviene dispendioso e ricominciando da capo. Generando questo circolo vizioso, il progetto Garanzia Giovani si configura più come una spesa a pioggia che non come un modo di aumentare l’occupazione giovanile. Se è vero che non si può affermare che ogni stage deve terminare in un rapporto di lavoro stabile, è pur sempre vero che non vi può essere incentivo pubblico a pratiche che aumentano la precarietà e che costituiscono nei fatti una truffa per ottenere fondi pubblici. Si deve quindi iniziare a ragionare su una modalità per recuperare le risorse spese e per disincentivare questa pratica. Una possibilità è legare il rimborso all’azienda alla stabilizzazione del rapporto di lavoro, senza cui l’azienda perde ogni diritto e richiedere, nelle regioni in cui è prevista una partecipazione diretta dell’ente pubblico, il rimborso della quota di pertinenza. Il rientro delle risorse potrebbe essere sfruttato per creare piani per un diretto intervento pubblico sul mercato del lavoro, aumentando le assunzioni nella Pubblica Amministrazione e invertendo la progressiva tendenza all’invecchiamento provocato dal blocco del turnover. Inoltre, le aziende utilizzatrici sarebbero incentivate a utilizzare lo stage come momento di formazione finalizzato all’inserimento del giovane lavoratore anziché come periodo per avere un lavoratore sottopagato e senza diritti, come è attualmente. Il mercato del lavoro richiede un intervento di regolazione più forte da parte del pubblico e non di spese inutili che servono solo a ingrassare le tasche di chi sfrutta i giovani per risparmiare sui salari.

#Svegliatitalia: un successo

Piazza della Scala oggi era piena di gente. Gente allegra, gente libera, gente che si ama e che non intende farsi dire dalla Chiesa o dalla Regione che il suo amore ha meno valore di un altro.

Piazza della Scala Milano2

Piazza della Scala Milano3

Siamo lieti di aver partecipato e continueremo a dare il nostro contributo per far avanzare i diritti delle coppie, perché l’amore venga riconosciuto come tale e non a seconda del genere dei partner.

Volantino gc nazionale

E’ ora di essere civili

banner2b232bgennaioDomani saremo in piazza a Milano per difendere i diritti delle coppie LGBTQI, contro coloro che vorrebbero difendere la famiglia rendendola un qualcosa di esclusivo.

Crediamo che la famiglia si debba difendere garantendo a tutti i cittadini il diritto alla casa, al lavoro, alle cure mediche, all’istruzione… Insomma, a tutto ciò che la nostra Costituzione garantisce, ma che i governi nazionali e le varie giunte regionali stanno smontando pezzo dopo pezzo.

L’idea che una sfilata di cattolici oscurantisti come il Family day possa essere sostenuta da un ente pubblico quale la Regione Lombardia è una vergogna che non siamo disposti a tollerare. Per questo, per dimostrare che esiste una Lombardia diversa, laica e democratica, per difendere la famiglia in tutte le sue forme, il 23 gennaio alle 14.30 scenderemo in piazza a fianco di molti cittadini, studenti e lavoratori che non si sentono rappresentati da chi si erge a difensore della famiglia ma ne distrugge i presupposti ogni giorno.

A fianco degli studenti, contro la repressione

Riportiamo la dichiarazione di Eleonora Forenza, eurodeputata del GUE/NGL e dirigente del Partito della Rifondazione Comunista, a proposito degli arresti di esponenti della protesta studentesca.

«12 anni di carcere per il movimento dell’Onda che ha contestato la riforma Gelmini sono uno scandalo. I movimenti di studenti e ricercatori che hanno giustamente lottato contro una riforma scellerata, per l’università e la scuola pubblica e per il sapere come bene comune, hanno in quei giorni difeso la democrazia molto più di chi nei palazzi distruggeva l’università e comprava voti di fiducia. Nel 2010 ero come tante e tanti altri in piazza e sui tetti contro quella riforma infame. In questo paese la repressione del conflitto sta diventando la norma. Esprimo tutta la mia solidarietà agli attivisti condannati: l’Onda non si arresta!».

ele_magliettagialla

La Costituzione è giovane e bella

333944706_f4ffa59537_o

Le/I Giovani Comuniste/i di Como aderiscono al coordinamento comasco democrazia costituzionale, per il NO al referendum. Ci opponiamo all’idea che per aumentare l’efficienza delle istituzioni sia necessario minare la democrazia. Le scelte del Governo Renzi non hanno nulla di diverso da quanto espresso da Calderoli contro cui ci mobilitammo nel 2006 vincendo il referendum. Oggi come dieci anni fa “la Costituzione è giovane e bella”.