Numero chiuso: ideologico e non efficiente

L’Università degli Studi di Milano vuole introdurre il numero chiuso anche per le facoltà umanistiche, scavalcando il parere sfavorevole dei dipartimenti.

Sono molti gli studenti comaschi che, dopo le superiori, si spostano nel capoluogo per frequentare l’università e dunque questa decisione, se dovesse essere presa, influirebbe direttamente sulla vita di centinaia di famiglie del nostro territorio. Gli studenti delle fasce più deboli, in particolare, si troverebbero un nuovo ostacolo sulla strada del miglioramento delle loro condizioni di vita e della loro crescita culturale.

Il numero chiuso non ha mai portato a nessun miglioramento nell’insegnamento, non opera alcuna reale selezione sul merito ma solo sulla preparazione di partenza, insomma, sulle scuole frequentate prima di effettuare il test. Scuole professionali, istituti tecnici, licei di indirizzo diverso rispetto a quello universitario prescelto non sarebbero in grado di mandare gli studenti nelle università che desiderano. La scelta della vita “cosa vuoi essere da adulto” si sposterebbe dai 19 anni ai 13, alla fine delle scuole primarie, quando i genitori deciderebbero cosa il loro figlio o figlia dovrà/potrà essere.

Noi vogliamo una scuola diversa, un’università che garantisca a tutti l’accesso al sapere e che – se occorre stabilire un criterio meritocratico – lo stabilisca sulla base del rendimento accademico, garantendo però a tutti e tutte pari condizioni di partenza, senza discriminare per istituto di provenienza o rendimento pregresso.

NO-AL-NUMERO-CHIUSO

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8 aprile con #Comosenzafrontiere contro il decreto Minniti-Orlando

no_minniti_orlandoI Giovani Comunisti/e di Como aderiscono alla giornata di mobilitazione nazionale lanciata dalla Rete delle Città in Comune, contro i decreti Minniti-Orlando sulla “sicurezza” e sull’immigrazione/respingimenti, il prossimo 8 Aprile.
Si tratta infatti di un provvedimento che incentiva la logica razzista già portata avanti da diversi partiti di destra e fomenta la “guerra tra poveri”, basato su una visione della società che punta ad espellere chi viene dalla guerra o scappa dalla povertà, promuovendo una visione autoritaria e militarizzata delle città italiane.
Como sta vivendo sulla propria pelle le difficoltà legate al Trattato di Dublino, con centinaia di migranti bloccati alla frontiera svizzera attendendo di raggiungere i Paesi del Nord-Europa. Ricordiamo a tal proposito l’intervento di Alessandro Rapinese che chiedeva il perché i migranti non volessero lasciare le impronte digitali, dimenticando o volendo dimenticare che lasciare le impronte significa abbandonare per sempre o quasi qualunque velleità di raggiungere altri Paesi europei, grazie a quel trattato firmato da chi oggi tuona contro i migranti.
I sostenitori delle politiche neoliberiste non si limitano a creare milioni di poveri, ma si apprestano anche a punire chi è povero come se ciò fosse una colpa. Si parla molto di “decoro”. Cosa significa “decoroso”? Sarebbe la legge casomai, non i sindaci-sceriffi, a dover decidere che un gesto, una decisione presa da un individuo sia o meno decorosa. Si utilizzano questi termini come paravento per attuare l’opera di repressione che abbiamo già ben visto nel nostro paese, basti pensare alle ultime manifestazioni in vista dei 60 anni dei trattati di Roma, con manifestanti fermati per il semplice fatto di aver indossato delle comunissime felpe nere. Denunciamo il clima repressivo che si respira in tutto il paese. Già da molti anni, ai danni di chi lotta per il lavoro, la casa e il territorio piovono decreti penali di condanna per reati ridicoli e fogli di via come se niente fosse. Oggi la repressione fa un ulteriore passo avanti con l’introduzione del DASPO urbano. Le stesse misure repressive in precedenza sono state utilizzate negli stadi con la scusa della sicurezza. Ora si sono rivelate come le prove generali per l’uso di nuovi strumenti sempre più incostituzionali per reprimere il dissenso sociale contro l’ordine neoliberale e l’austerità. Viviamo in un paese in cui un operaio può essere umiliato dal padrone che non gli permette nemmeno di andare in bagno; in cui viene negato il diritto allo studio a migliaia di studenti; dove si reprimono movimenti come quelli NOTAV e NOTAP e si costruiscono grandi opere inutili per la popolazione, solo utili ad ingrassare le mafie. Come Giovani Comuniste/i ci batteremo sempre per tutelare il diritto di dissentire e manifestare, previsto dalla Costituzione. Lotteremo per una società solidale basata sull’idea di giustizia sociale a prescindere dalla nazionalità, che i fabbricanti d’odio e di paura che oggi siedono al governo ed hanno scritto i vergognosi decreti Minniti-Orlando ci vogliono negare.
Per questo saremo in piazza l’8 Aprile dalle 14.30 alle 16.30 in via Vittorio Emanuele ang. via Indipendenza, insieme alla Rete Como Senza Frontiere e ai compagni di viaggio de La Prossima Como, e chiediamo a tutte le forze sociali, politiche e ai cittadini che si oppongono a questo stato di cose di partecipare con noi.
#MinnitiOrlandoViMettiamoAlBando
#Indecoroso

#Con2Si parte la campagna per i #ReferendumLavoro

Oggi dalle 10 alle 13 siamo a Porta Torre a fianco della CGIL per l’avvio della campagna elettorale sui referendum sul lavoro. Chiediamo al Governo di fissare una data, rispettando il volere di oltre tre milioni di italiani che hanno firmato ai banchetti sui tre referendum (abolizione dei voucher, responsabilità solidale negli appalti, abolizione del Jobs Act – quest’ultimo bocciato dalla Corte Costituzionale).

Come Giovani Comunisti/e siamo a fianco di chi chiede l’abolizione dei voucher, che sono una piaga del mondo del lavoro e che costringono migliaia di giovani a lavorare senza diritti né tutele.

Invitiamo tutti e tutte a scendere in piazza con noi e a impegnarsi per la buona riuscita della campagna referendaria. Insieme possiamo fermare la distruzione dei diritti.

voucher

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La nostra partecipazione a @LaProssimaComo

14947401_362673830733042_6833740756986497268_nIeri pomeriggio abbiamo partecipato, in rappresentanza dei Giovani Comunisti/e, al tavolo su scuola università e cultura organizzato da La Prossima Como, col proposito di mettere a disposizione le nostre analisi e le nostre competenze, frutto di anni di lotte a fianco degli studenti della città.

Si è trattato di un evento particolare, in una città avvezza a sentir parlare solo di candidati sindaci senza sapere bene cosa questi vogliano (forse senza interessarsene troppo).  Ieri abbiamo invece parlato di progetti concreti, di spazi da fornire agli studenti in una città che ne conta ben 18 mila – e 4 mila universitari – ma che sembra non vivere le loro problematiche come qualcosa di più di un problema di singoli giovani.

Come giustamente hanno fatto notare i rappresentanti dell’Unione degli Studenti, anch’essi al tavolo con noi, Como dovrebbe considerare le problematiche della scuola come una problematica collettiva e collettivamente dovrebbe ricercare soluzioni condivise con gli interessati. La Biblioteca Comunale non può rimanere l’unico posto in cui gli studenti possono trovarsi a studiare e a discutere, vi è una necessità di spazi fisici non commerciali che possano aggregare e consentire anche il necessario scambio.

Si è anche evidenziata la volontà di rafforzare il ruolo delle scuole superiori (o meglio di alcune di esse), anche fuori dall’orario canonico di lezione, facendone presidi culturali al servizio della città.

Siamo particolarmente soddisfatti di quanto si è riusciti a costruire e proseguiremo il nostro impegno per la costruzione a Como di un progetto alternativo di governo della città.

Segue il link della relazione del tavolo presentata da Gianfranco Giudice

Presidio Alternanza: Buon dialogo con la città

mcdonalds-675Ieri pomeriggio si è tenuto in via Vittorio Emanuele il presidio contro l’alternanza scuola-lavoro a McDonald’s, voluto e organizzato da Giovani Comunisti/e, Unione degli Studenti e Rifondazione Comunista.

Nonostante l’ubicazione non felicissima, in una zona per lo più dedita allo shopping, siamo riusciti a dialogare con moltissime persone che ci hanno manifestato la loro perplessità verso l’iniziativa del Governo di cui quasi nessuno aveva idea.

Sono stati distribuiti in circa un’ora oltre 300 volantini che spiegavano nel dettaglio cosa comporti l’alternanza, il lavoro gratuito, l’abbassamento degli standard salariali dei lavoratori. Abbiamo spiegato che noi intendiamo l’alternanza scuola-lavoro come una pratica che dovrebbe arricchire il percorso formativo, integrarlo con un’esperienza attinente agli studi e non interromperlo per fare un lavoro gratuito a uso e consumo dei grandi gruppi.

Abbiamo soprattutto sottolineato come, nella nostra visione, le aziende coinvolte nel progetto dell’alternanza scuola-lavoro dovrebbero offrire un salario agli studenti, nel quadro di un accordo con le rappresentanze sindacali. Questo sia al fine “educativo” di legare una prestazione lavorativa alla corresponsione di un salario, come prescritto dalla Costituzione, sia al fine di impedire un ennesimo dumping salariale in cui alle richieste sindacali faccia eco la risposta dell’azienda certa di avere a disposizione manodopera a costo zero.

Si è trattato solo di una prima iniziativa, di un primo presidio informativo. La nostra lotta contro questa folle idea, per cui per essere maturi sia necessario lavorare gratis senza ottenere alcun beneficio per la formazione culturale, continuerà con altre azioni nelle scuole e sul territorio.

 

No all’alternanza scuola-patatine

Unione degli Studenti, Giovani Comunisti/e e Rifondazione Comunista contro l’accordo tra MIUR e McDonald’s.

mcdonalds-675

General view of McDonald’s logo. PRESS ASSOCIATION Photo. Picture date: Thursday February 7, 2013. See PA story CONSUMER McDonald’s . Photo credit should read: Rui Vieira/PA Wire

Il 18 ottobre il Ministero dell’Istruzione dell’Università e della Ricerca ha siglato un protocollo di intesa con 16 multinazionali tra cui il colosso dei fast food McDonald’s.
L’accordo prevede che gli studenti svolgano l’alternanza scuola-lavoro, obbligatoria per essere ammessi all’esame di Stato, presso uno dei “ristoranti” della catena americana sparsi in tutto il Paese (160 nella Provincia di Como).
Riteniamo che questo accordo non abbia alcun valore didattico ma che rappresenti semplicemente un ulteriore regalo del Governo Renzi alle multinazionali fornendo loro manodopera gratuita. L’alternanza scuola-lavoro così svolta non fa curriculum, non aggiunge competenze, non fornisce valore alla crescita professionale degli studenti ma anzi sottrae tempo alla didattica.
Contro questa vergogna chiamiamo gli studenti e tutta la cittadinanza ad un primo presidio informativo che si terrà il 10 dicembre dalle 15.30 alle 18.30 in Piazza Boldoni.

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La #Cantùantifascista si prende la città

Venerdì e sabato, in risposta all’indegno ritrovo fascista, abbiamo contribuito alla riuscita dell’assemblea “Fuori i fascisti dalla mia città”, alla presenza di Saverio Ferrari, e del “Mischiacantù” organizzato dai ragazzi del Pollo bastardo.

Siamo orgogliosi di aver partecipato alla ripresa del territorio canturino ad opera delle realtà antifasciste e antirazziste, mentre i nazifascisti di Forza Nuova erano rinchiusi nel Parco Solare, rinominato con l’intitolazione ai partigiani canturini.

Resta comunque lo scempio di un luogo pubblico concesso ormai da quattro anni a realtà che non dovrebbero aver cittadinanza in nessun luogo della nostra Repubblica e che invece trovano appoggio convinto in un’Amministrazione comunale che preferisce tre giorni di notorietà al rispetto dei valori costituzionali.