Scuola: la nostra lotta per i diritti

Scuola1Con l’inizio del nuovo anno scolastico restano molte problematiche irrisolte: dall’edilizia scolastica, il cui stato abbiamo più volte denunciato, al caro-libri, al contributo “volontario” che spesso non si rivela così volontario, per arrivare alla questione dell’alternanza scuola-lavoro.

Come Giovani Comunisti/e, ci impegneremo perché si comprenda che gli studenti non sono manodopera gratuita da poter utilizzare per soppiantare carenze di personale.
Avvieremo quindi una campagna nazionale che anche a Como e provincia svilupperà i temi per contrastare gli indegni progetti del Governo Gentiloni (che poi è un Renzi 2).

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#Con2Si parte la campagna per i #ReferendumLavoro

Oggi dalle 10 alle 13 siamo a Porta Torre a fianco della CGIL per l’avvio della campagna elettorale sui referendum sul lavoro. Chiediamo al Governo di fissare una data, rispettando il volere di oltre tre milioni di italiani che hanno firmato ai banchetti sui tre referendum (abolizione dei voucher, responsabilità solidale negli appalti, abolizione del Jobs Act – quest’ultimo bocciato dalla Corte Costituzionale).

Come Giovani Comunisti/e siamo a fianco di chi chiede l’abolizione dei voucher, che sono una piaga del mondo del lavoro e che costringono migliaia di giovani a lavorare senza diritti né tutele.

Invitiamo tutti e tutte a scendere in piazza con noi e a impegnarsi per la buona riuscita della campagna referendaria. Insieme possiamo fermare la distruzione dei diritti.

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Presidio Alternanza: Buon dialogo con la città

mcdonalds-675Ieri pomeriggio si è tenuto in via Vittorio Emanuele il presidio contro l’alternanza scuola-lavoro a McDonald’s, voluto e organizzato da Giovani Comunisti/e, Unione degli Studenti e Rifondazione Comunista.

Nonostante l’ubicazione non felicissima, in una zona per lo più dedita allo shopping, siamo riusciti a dialogare con moltissime persone che ci hanno manifestato la loro perplessità verso l’iniziativa del Governo di cui quasi nessuno aveva idea.

Sono stati distribuiti in circa un’ora oltre 300 volantini che spiegavano nel dettaglio cosa comporti l’alternanza, il lavoro gratuito, l’abbassamento degli standard salariali dei lavoratori. Abbiamo spiegato che noi intendiamo l’alternanza scuola-lavoro come una pratica che dovrebbe arricchire il percorso formativo, integrarlo con un’esperienza attinente agli studi e non interromperlo per fare un lavoro gratuito a uso e consumo dei grandi gruppi.

Abbiamo soprattutto sottolineato come, nella nostra visione, le aziende coinvolte nel progetto dell’alternanza scuola-lavoro dovrebbero offrire un salario agli studenti, nel quadro di un accordo con le rappresentanze sindacali. Questo sia al fine “educativo” di legare una prestazione lavorativa alla corresponsione di un salario, come prescritto dalla Costituzione, sia al fine di impedire un ennesimo dumping salariale in cui alle richieste sindacali faccia eco la risposta dell’azienda certa di avere a disposizione manodopera a costo zero.

Si è trattato solo di una prima iniziativa, di un primo presidio informativo. La nostra lotta contro questa folle idea, per cui per essere maturi sia necessario lavorare gratis senza ottenere alcun beneficio per la formazione culturale, continuerà con altre azioni nelle scuole e sul territorio.

 

ALTERNANZA #SCUOLA-LAVORO NELL’EPOCA DEL #MCDONALD’S

mcdonalds-675Alternanza scuola-lavoro, un binomio che ad alcuni può sembrare necessario. A che serve la scuola se poi sarai disoccupato? Non è forse meglio iniziare già dalla formazione il percorso che porti ad avere le competenze necessarie per avere successo in ambito lavorativo? Certo, nessuno nega che un maggiore raccordo tra mondo della scuola e mondo del lavoro sia necessario, ma il progetto dell’alternanza scuola-lavoro, previsto nella legge 107 (quella che il Governo ha improvvidamente definito “La Buona Scuola”) anche per i licei – e non solo per gli istituti professionali – cela in realtà la necessità per molte aziende di avere lavoratori che non percepiscano salario. (continua a leggere)

Lo spreco di Garanzia Giovani

Contributo del Portavoce Provinciale dei Giovani Comunisti di Como al seminario regionale del PRC SE

Garanzia Giovani è il pgaranziagiovanirogramma finalizzato a incentivare l’occupazione giovanile a cui possono aderire giovani fino ai 30 anni. Secondo il report pubblicato il 7 gennaio 2016, in Lombardia le adesioni sono state 86.704.

Secondo la normativa nazionale, il programma consente alle aziende di usufruire di vari vantaggi, tra cui una riduzione del salario pagato dall’azienda stessa (l’altra frazione è pagata dal programma). In Lombardia spetta all’azienda erogare il compenso allo stagista, fissato a un minimo 400 euro lorde mensili (o 300 se vengono forniti i buoni pasto). Completata l’esperienza formativa, l’ente ospitante può richiedere il rimborso all’Inps. Le risorse messe in campo dalla Regione sono state nel 2015 178 milioni di euro che si sono tramutati in pochissimi “reali” inserimenti nel mondo del lavoro. Secondo i dati diffusi dalla Regione, meno del 2% ha ottenuto un contratto a tempo indeterminato, nonostante il Jobs Act renda tale forma contrattuale molto più appetibile non dando alcuna garanzia al lavoratore.

In effetti, il programma non opera una discriminante in base alla decisione dell’azienda di rinnovare il rapporto di lavoro o di interromperlo. Questo consente alle aziende utilizzatrici di poter assumere un numero illimitato di stagisti in modo ciclico, interrompendo il rapporto di lavoro quando questo diviene dispendioso e ricominciando da capo. Generando questo circolo vizioso, il progetto Garanzia Giovani si configura più come una spesa a pioggia che non come un modo di aumentare l’occupazione giovanile. Se è vero che non si può affermare che ogni stage deve terminare in un rapporto di lavoro stabile, è pur sempre vero che non vi può essere incentivo pubblico a pratiche che aumentano la precarietà e che costituiscono nei fatti una truffa per ottenere fondi pubblici. Si deve quindi iniziare a ragionare su una modalità per recuperare le risorse spese e per disincentivare questa pratica. Una possibilità è legare il rimborso all’azienda alla stabilizzazione del rapporto di lavoro, senza cui l’azienda perde ogni diritto e richiedere, nelle regioni in cui è prevista una partecipazione diretta dell’ente pubblico, il rimborso della quota di pertinenza. Il rientro delle risorse potrebbe essere sfruttato per creare piani per un diretto intervento pubblico sul mercato del lavoro, aumentando le assunzioni nella Pubblica Amministrazione e invertendo la progressiva tendenza all’invecchiamento provocato dal blocco del turnover. Inoltre, le aziende utilizzatrici sarebbero incentivate a utilizzare lo stage come momento di formazione finalizzato all’inserimento del giovane lavoratore anziché come periodo per avere un lavoratore sottopagato e senza diritti, come è attualmente. Il mercato del lavoro richiede un intervento di regolazione più forte da parte del pubblico e non di spese inutili che servono solo a ingrassare le tasche di chi sfrutta i giovani per risparmiare sui salari.