Lo spreco di Garanzia Giovani

Contributo del Portavoce Provinciale dei Giovani Comunisti di Como al seminario regionale del PRC SE

Garanzia Giovani è il pgaranziagiovanirogramma finalizzato a incentivare l’occupazione giovanile a cui possono aderire giovani fino ai 30 anni. Secondo il report pubblicato il 7 gennaio 2016, in Lombardia le adesioni sono state 86.704.

Secondo la normativa nazionale, il programma consente alle aziende di usufruire di vari vantaggi, tra cui una riduzione del salario pagato dall’azienda stessa (l’altra frazione è pagata dal programma). In Lombardia spetta all’azienda erogare il compenso allo stagista, fissato a un minimo 400 euro lorde mensili (o 300 se vengono forniti i buoni pasto). Completata l’esperienza formativa, l’ente ospitante può richiedere il rimborso all’Inps. Le risorse messe in campo dalla Regione sono state nel 2015 178 milioni di euro che si sono tramutati in pochissimi “reali” inserimenti nel mondo del lavoro. Secondo i dati diffusi dalla Regione, meno del 2% ha ottenuto un contratto a tempo indeterminato, nonostante il Jobs Act renda tale forma contrattuale molto più appetibile non dando alcuna garanzia al lavoratore.

In effetti, il programma non opera una discriminante in base alla decisione dell’azienda di rinnovare il rapporto di lavoro o di interromperlo. Questo consente alle aziende utilizzatrici di poter assumere un numero illimitato di stagisti in modo ciclico, interrompendo il rapporto di lavoro quando questo diviene dispendioso e ricominciando da capo. Generando questo circolo vizioso, il progetto Garanzia Giovani si configura più come una spesa a pioggia che non come un modo di aumentare l’occupazione giovanile. Se è vero che non si può affermare che ogni stage deve terminare in un rapporto di lavoro stabile, è pur sempre vero che non vi può essere incentivo pubblico a pratiche che aumentano la precarietà e che costituiscono nei fatti una truffa per ottenere fondi pubblici. Si deve quindi iniziare a ragionare su una modalità per recuperare le risorse spese e per disincentivare questa pratica. Una possibilità è legare il rimborso all’azienda alla stabilizzazione del rapporto di lavoro, senza cui l’azienda perde ogni diritto e richiedere, nelle regioni in cui è prevista una partecipazione diretta dell’ente pubblico, il rimborso della quota di pertinenza. Il rientro delle risorse potrebbe essere sfruttato per creare piani per un diretto intervento pubblico sul mercato del lavoro, aumentando le assunzioni nella Pubblica Amministrazione e invertendo la progressiva tendenza all’invecchiamento provocato dal blocco del turnover. Inoltre, le aziende utilizzatrici sarebbero incentivate a utilizzare lo stage come momento di formazione finalizzato all’inserimento del giovane lavoratore anziché come periodo per avere un lavoratore sottopagato e senza diritti, come è attualmente. Il mercato del lavoro richiede un intervento di regolazione più forte da parte del pubblico e non di spese inutili che servono solo a ingrassare le tasche di chi sfrutta i giovani per risparmiare sui salari.

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